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Un commento adeguato del Congresso degli psicoanalisti di lingua francese dovrebbe svolgersi in due tempi, come in due tempi avviene la pubblicazione dei materiali che lo riguardano. Come molti sanno, infatti, le relazioni su cui è imperniato il congresso (di solito due, sempre lunghe e complesse: veri status dell'arte sull'argomento trattato) vengono pubblicate su un numero speciale del Bulletin de la Société Psychanalytique de Paris(1) molti mesi prima e vengono date per lette. Al momento del congresso, che di solito si svolge in primavera, i relatori presentano ognuno un intervento “nella prosecuzione della loro relazione” scritta. Su questo materiale, e su una serie di brevi lavori (prepubblicati) di commento alle relazioni, si svolgono quasi quattro giorni di discussioni e dibattiti. Una mattinata viene dedicata agli atelier, discussioni in piccoli gruppi su temi specifici correlati ai temi maggiori del congresso. Interventi, discussioni e dibattiti vengono poi pubblicati su un numero speciale della Revue Française de Psychanalyse che esce in autunno. Si tratta complessivamente di una massa molto consistente di materiale e per questa ragione ritengo si potrà ritornare sull'argomento, a pubblicazione avvenuta della Revue, per approfondire il discorso.
In sede di cronaca va ancora ricordato che il congresso si svolge annualmente, un anno in Francia ed in quello successivo in un altro paese di lingua romanza, e che ad esso partecipano ogni volta (è stato così anche quest'anno) in media più di seicento iscritti. È in una certa misura il congresso dell'orgoglio della psicoanalisi francese e questo spiega la grande cura con cui viene organizzato e svolto. Ed è tutto sommato quanto ha ribadito, in apertura di congresso, Daniel Wildlöcher, che oltre che essere presidente uscente dell'Association Psychanalytique de France (la più piccola delle due Società francesi), parlava come presidente in carica dell'IPA. Il suo è stato un