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“Avemmo l'esperienza, ma ce ne mancò il significato E accostarci al significato ci restituisce l'esperienza In una forma diversa, che è al di là del significato… Poichè l'esperienza passata rivive nel significato”
Il primo paziente che vidi quella mattina era una donna da poco tempo in analisi: soffriva dell'ossessione delirante di poter essere contaminata dalle feci. Prima di sdraiarsi, svuotò come sempre la borsa sul tavolo per controllare che gli oggetti non si fossero inavvertitamente sporcati durante il percorso da casa. Notai che stavolta non si tolse le scarpe; anzi, una volta distesa, ripiegò la gamba e affondò con decisione il tacco nel lettino.
Giudicai questo comportamento una trasformazione in azione, conseguente al diniego della sua ostilità, e lo misi in relazione al fatto che nella seduta precedente aveva parlato senza alcuna emozione del padre morto, responsabile di averla abbandonata quand'era piccola insieme alla madre e ai fratellini.
La paziente rimase per qualche minuto in silenzio, poi incominciò improvvisamente a piangere, per la notizia, mi disse, di un gruppo di bambini morti carbonizzati in Giamaica (proiezione iperbolica dell'emozione esclusa). Parlò quindi della sua vecchia domestica, una donna peruviana, madre affettuosa e poverissima, alla quale avrebbe volentieri regalato dei soldi se non avesse avuto il peso dell'analisi (ravvicinamento della proiezione dalla distanza a cui era stata