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Speziale-Bagliacca, in questa biografia critica sulla nascita della psicoanalisi e sulla progressiva costruzione dei suoi capisaldi teorici, si mostra scrittore decisamente “personale”, ma è doveroso precisare che gli stessi autori conformisti lo sono, pur se le loro scelte di parte possono non apparire in modo altrettanto chiaro e visibile nella versione dei fatti che propongono. Questa, ripetendo e riconfermando una storia più ufficiale e conosciuta, ovviamente più vicina all'establishment, quantunque sembri più obiettiva e “serena”, è altrettanto “nutrita” da opinioni forti e soggettive, per nulla prive di passione.
È allora tanto più necessario andare a rileggere di prima mano i testi che si desiderano commentare e altresì studiare il nostro passato (cosa sempre più rara), sapendo prendere le distanze dalle “visioni maggiormente allineate” con un attento ascolto di quello che viene scritto e detto dagli storici di professione e, naturalmente, da chi — magari dall'interno (Speziale-Bagliacca, in questo caso) — osa disturbare le nostre credenze e i nostri precetti basilari. È giocoforza che costoro, anche quando di fondo sono benevoli nei nostri confronti, possano — ahimè — non essere in armonia e in coerenza con quanto ci è stato tramandato e ci piace intendere, ma — a prescindere dal fatto che sul piano del dibattito delle idee non si vede perché lo debbano essere — molto spesso possiedono realmente strumenti di indagine e riferimenti culturali (psicoanalitici inclusi) del tutto apprezzabili, che di solito la più parte di noi non ha. Ampliano di conseguenza lo spettro delle nostre osservazioni al punto, talvolta, da disorientare e scuotere i più consueti e consolidati luoghi comuni; e non per intenzioni ostili, lo risottolineo.