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Stefano Bolognini, che di empatia si è già occupato in lavori di notevole rilievo, torna sull'argomento con questo volume che approfondisce in maniera esaustiva la riflessione psicoanalitica su questa misteriosa attività psichica, che il nostro autore cerca di consegnare, alla fine di un ricco, rigoroso e il più completo possibile percorso di pensiero e di esperienza al patrimonio teorico e clinico della psicoanalisi.
Bolognini è consapevole di una critica che è stata mossa altre volte al concetto di “empatia”: quella relativa al non costituire l'empatia un “concetto psicoanalitico” (pag. 18). Ma è proprio raccogliendo questa critica come una sfida che l'Autore del libro costruisce il suo edificio con la prospettiva di dimostrare il contrario. Non solo, ma di dimostrare in più quanta importanza e spessore abbia in psicoanalisi l'empatia. È per questo che l'argomento del libro deve essere indicato nello studio non di un generico atteggiamento mentale incline alla comprensione, ma piuttosto di quell'empatia autentica che “richiede innanzitutto… separatezza e differenziazione, attenzione e capacità di mantenere operante il pensiero teorico” (pag. 19).
Il libro è composto da due parti: una prima, storica, che ripercorre le vicende del concetto di empatia dal romanticismo a Freud e, dopo di lui, nella psicoanalisi; una seconda, che in otto capitoli, approfondisce lo studio dell'empatia con gli strumenti della riflessione psicoanalitica più aggiornata.
L'empatia fu cara ai romantici, da Novalis in avanti, soprattutto come indicazione di una capacità di condivisione della natura e di fusione con essa. Né, per come mostra l'analisi della letteratura fatta da Bolognini, ciò avvenne soltanto in filosofia e nelle arti. La passione dell'immersione nella natura, del varcare i confini tra i mondi, dell'uomo e del mondo, influenzò diversi settori del pensiero e della vita dell'ottocento, perfino nella medicina. Questa empatia romantica, Einfuehlung degli autori tedeschi, “era ben lon