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La scelta di dedicare agli obiettivi del trattamento psicoanalitico il numero speciale di The Psychoanalytic Quarterly è illustrata da Owen Renik nell'introduzione, a partire dal famoso e controverso articolo di R. S. Wallerstein (1990) che tentava di individuare, nella tensione condivisa verso la comprensione degli eventi clinici, una base comune (common ground) per gli analisti di differente approccio. Viene espresso il dubbio che su questo punto si possa essere completamente d'accordo, perché sarebbe piuttosto da valutare con maggiore attenzione se e quanto gli obiettivi che ci si prefigge nel lavoro clinico siano concordanti o divergenti nelle differenti scuole di pensiero.
L'assunzione di fondo di Owen Renik è che non tutti gli psicoanalisti perseguano le stesse finalità nel loro lavoro con i pazienti, e che ci siano invece notevoli differenze a riguardo: “La maggior parte delle più importanti e interminabili controversie nel nostro campo insorgono e persistono senza soluzione proprio perché gli antagonisti discutono sul migliore sentiero da prendere quando invece hanno in mente destinazioni diverse”. Per Renik, del resto, non abbiamo bisogno di unanime consenso sui fini delle analisi cliniche e l'eterogeneità può essere feconda per lo sviluppo della psicoanalisi. Potrebbe invece essere utile tentare di chiarire quanto, come e quando divergiamo. La scelta stessa degli autori ospitati (facenti riferimento, secondo una classificazione americana, alla Psicologia dell'Io, alle teorie kleiniane e postkleiniane, lacaniani, junghiani, freudiani classici, neofreudiani, relazionali, interpersonali…) tenta di ottenere una rappresentatività di una vasta gamma di prospettive teoriche.
La decisione di scegliere questo argomento per il numero monotematico appare tempestiva e opportuna a Glenn O. Gabbard che nella sua sintesi e commento finale sottolinea che “la mancanza di chiarezza circa gli obiettivi ha indubbiamente danneggiato la credibilità dell'intera impresa psicoanalit