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“L'uomo, nascendo, non si separa solo dalla madre ma da tutto il mondo”.
Nell'ambito dei rapporti fra la psicoanalisi e la comprensione dei disturbi psicotici è possibile rintracciare almeno due grandi filoni di pensiero. Il primo prende le mosse da Freud la cui ipotesi cardine relativa all'origine della psicosi è quella formulata nel 1911, e riguardante il ritiro della libido dalle rappresentazioni d'oggetto e il suo investimento sull'Io. Si tratta di una teoria a forte impostazione economica, che lascia sullo sfondo il piano strutturale. Solo in seguito Freud centrò maggiormente la sua attenzione sul punto di vista strutturale e sull'Io, anche riguardo al disturbo psicotico (1923; 1924; ; 1926b; 1937; 1938a; 1938b.).
Fairbairn (1952) riprende l'ipotesi del disinvestimento-reinvestimento formulandola in termini di amare-non amare. Molta importanza viene data alla frustrazione, in quanto generatrice di aggressività, la quale a sua volta favorisce la persistenza e l'irrigidimento del conflitto tra amare e non amare. Esso, nelle sue estreme conseguenze, potrà essere superato solo attraverso il ritiro della libido dagli oggetti.
Il secondo filone di pensiero pone prevalentemente l'accento sull'Io, sulle sue caratteristiche e le sue carenze. Federn coniò termini come “senso dell'Io” (1932) e “confini dell'Io” (1949), applicandoli allo studio della psicosi. Con il primo, Federn si riferisce al sentimento che permette all'individuo di sperimentarsi