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L'interesse per problematiche sociali e culturali di ampio respiro, particolarmente accentuato nell'ultima parte, caratterizza complessivamente l'opera freudiana, nella quale vengono discussi molteplici temi di carattere generale, quali le origini del processo di civilizzazione (Freud, 1912-13), le fonti di disagio psichico (Freud, ; 1929), la psicologia delle masse (Freud, 1921), la religione (Freud, 1907; 1927b; 1934-38), la guerra (Freud, 1915b; 1932b). Freud distinse questi scritti di carattere speculativo dagli sviluppi scientifici della disciplina, considerati più significativi e peculiari nonché basati, diversamente da quelli su ricerche empiriche finalizzate alla conoscenza dell'apparato psichico. In una simile ottica le riflessioni su temi di interesse generale rappresentavano come un allontanamento dal filone di ricerca principale, una digressione nei confronti dell'oggetto di indagine della disciplina. Appare verosimile che forse fu proprio questo motivo che spinse Freud a chiarire come mai, nell'ultima parte della sua opera, avesse rivolto il suo maggiore interesse a tematiche connesse alla Kultur, piuttosto che a problemi clinici e metapsicologici. “Dopo una diversione che era durata una vita, e che era passata attraverso le scienze naturali, la medicina, la psicoterapia, dice Freud, i miei interessi tornarono a quei problemi culturali che tanto mi avevano affascinato quand'ero un giovanetto imberbe, affacciatosi appena al mondo del pensiero” (Freud, 1924, 139).
Freud, nel contrapporre e riconoscere nella loro differenza gli scritti legati a problemi culturali e quelli di natura scientifica, si ricollegava alle diversità metodologiche che erano state descritte nel dibattito di fine Ottocento e inizio Novecento circa le differenze tra scienze della natura e scienze dello spirito (Freud, 1924)