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“Colui che si fa interprete delle affermazioni di un maestro ammirato deve guardarsi dal pericolo del talmudismo: la tentazione cioè di trovare nel testo consacrato tutto quello che egli stesso desidera propugnare. […] a differenza di alcuni suoi seguaci meno cauti, Freud non pretese mai di conoscere tutte le risposte, anzi sottolineò sempre che “ne sappiamo così poco”. E questo continua ad essere vero.”
Ernst H. Gombrich, 1965, 40
La monumentale biografia freudiana pubblicata da Ernest Jones nell'ormai remoto 1953 (The Life and Work of Sigmund Freud: Vita e opera di Sigmund Freud) è certamente destinata a rimanere un classico della letteratura psicoanalitica. Nonostante la recente pubblicazione di numerose e approfondite ricerche,(1) essa costituisce, infatti, un contributo storico-documentario estremamente importante, un testo che ha concorso in modo decisivo a determinare la rappresentazione che il movimento analitico si è dato della propria identità e della propria storia (Di Chiara, Pirillo, 1997; Gay, 1988 e 1994; Roazen, 1975; Steiner, e 2000).