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Di recente tre mie pazienti in analisi sono rimaste incinte; una, due volte di seguito a distanza di pochi mesi. Ho così avuto modo di seguire da vicino quattro gravidanze, con tutti i sentimenti, le fantasie, i sogni che evocavano nelle tre donne coinvolte.
Sui sogni da loro narratimi in analisi si basa appunto questo lavoro.
Il primo spunto di esso, però, mi è stato dato anni fa da due sogni portatimi nell'imminenza del parto da una paziente in psicoterapia, che chiamerò Luisa.
Luisa, una signora di quarant'anni incinta del secondo figlio, che vedo vis-à-vis una volta alla settimana, verso la fine della gravidanza mi racconta due sogni:
“Ho sognato una vasca, una specie di piscina, ma piccola, tutta piena di delfini. I delfini nuotavano velocemente in tutte le direzioni, ma erano troppi, si urtavano l'un l'altro, stavano troppo stretti: sicché alla fine saltavano fuori dall'acqua, e di conseguenza morivano. Mi sono svegliata in preda all'angoscia”.
Del secondo sogno, che ricordo male (l'episodio risale a qualche anno fa), dirò solo che metteva in scena una persona, una donna adulta, sorta di controfigura della paziente, che improvvisamente si buttava dalla finestra. Luisa nel sogno temeva che fosse morta.
“Mi sembra un sogno di parto, interpreto: il bambino ormai sta troppo stretto nel suo utero, e si prepara a saltar fuori”. A rischio della vita, penso: la paziente sembra quasi viverlo come un salto nel vuoto, come buttarsi dalla finestra, morire, anziché come dare inizio a una nuova vita.