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Mi sono imbattuta quasi per caso nel programma di questo convegno, che oltre ad essere in risonanza con una parte dei miei attuali interessi clinici e di studio, offriva l'attrattiva di svolgersi in una piacevole zona residenziale adiacente a Seattle.
Il convegno — il cui titolo originale è Frontiers of practice II: The new dialogue between attachment theory and british object relations. Clinical applications — si proponeva di riunire clinici e ricercatori operanti nell'area della psicopatologia della prima infanzia, con l'obiettivo di mettere a confronto due approcci teorici profondamente diversi: la teoria dell'attaccamento e la teoria delle relazioni oggettuali. Poco più di un anno prima, in Virginia, si era già tenuto su queste tematiche un primo incontro, nel corso del quale si erano approfonditi i contributi che queste due impostazioni teoriche erano in grado di offrire alla conoscenza dello sviluppo psicologico ed alla psicoterapia. Il secondo incontro prometteva di continuare questo dialogo estendendolo alla stanza di consultazione, in modo da utilizzare il materiale clinico per metterlo alla prova con le due prospettive teoriche, e per confrontare le diverse tecniche terapeutiche che da esse hanno origine. Oltre alla rilevanza specifica per il lavoro con i bambini piccoli, queste teorie offrono molte possibilità di arricchimento anche al lavoro con gli adulti, soprattutto per quanto riguarda la comprensione e il trattamento del materiale meno organizzato presente nei pazienti di tutte le età.
Se Seattle non è stata da meno alle mie aspettative, anche l'accoglienza che ho ricevuto fin dal momento in cui mi sono presentata alla reception non poteva essere più calda e personalizzata: tutti sembravano conoscere il mio nome e la mia provenienza e sembravano entusiasti e interessati al contributo che avrei potuto dare ai lavori congressuali. Ben presto ho capito la ragione per cui la mia presenza non poteva passare inosservata: insieme con Michael e Margaret Rustin