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Una rapida lettura delle rare e certo a-sistematiche note gramsciane afferenti a Freud ed alla psicoanalisi (se ne contano una quindicina nei Quaderni, di diversa estensione ed importanza, e tre nelle Lettere), conferma immediatamente come la riflessione del pensatore sardo sfugga, anche in questa circostanza, tanto all'ambivalenza di cui fanno solitamente prova i marxisti nei confronti del freudismo—e che tanta letteratura, oggi forse un po’ datata, ha prodotto—quanto alla tentazione “freudo-marxista”.
Si pensi, a titolo di esempio e di cauzione preliminare al tentativo consistente nel rileggere “Gramsci con Freud”, alla nota “Sull'origine del concetto di ideologia” redatta tra il 1930 e il 1932 (Gramsci, 1975, 453-454):
“Ideologia” è un aspetto del “sensismo” ossia del materialismo francese del XIII° secolo. Significava “scienza delle idee” e, poiché l'analisi era il solo metodo riconosciuto ed applicato dalla scienza, “analisi delle idee”, cioè ancora “ricerca dell'origine delle idee”. Le idee devono essere scomposte nei loro “elementi” [originari] e questi non potevano essere altro che le “sensazioni”: le idee derivano dalle sensazioni. Ma il sensismo poteva associarsi senza troppe difficoltà con la fede più alta nella potenza dello spirito e nei suoi destini immortali […].
Come propagatore letterario dell'ideologia Destutt de Tracy (1754-1836), dei più illustri e popolari per la facilità della sua esposizione; Cabanis (oltre Condillac, Helvétius che [sono] più strettamente filosofi) col suo Rapports du Physique et du Moral […].
Come “ideologia” da “scienza delle idee”, da studio sull'origine delle idee, è passata a significare un “sistema di idee”? Logicamente il processo è facile da comprendere, ma come è avvenuto storicamente?
Vedere se il De Man (e Freud) non sia l'ultimo degli “ideologi” e come pertanto sia ancora più strano l'“entusiasmo” per lui di Croce e dei crociani, se non ci fosse una giustificazione “politica”. Vedere come il Saggio popolare sia rimasto