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Quest'anno il Colloquium, che periodicamente riunisce gli analisti con funzioni di training delle società psicoanalitiche europee, si è svolto a Budapest ed è stato dedicato ai problemi di formazione e valutazione dei candidati. Vi hanno partecipato una cinquantina di analisti (per la SPI erano presenti Emanuele Bonasia, Domenico Chianese e Giampaolo Kluzer).(1)
Il Colloquium si è svolto per l'intera giornata di sabato e la mattina di domenica. È stato aperto da una riunione plenaria in cui, su proposta di David Tuckett, presidente della FEP, sono stati posti i temi di lavoro:
specificazione ed esplicitazione degli obiettivi del training
individuazione dei parametri valutativi con i quali gli analisti formatori verificano se gli obiettivi sono stati raggiunti.
Si è preliminarmente concordato che la competenza psicoanalitica e l'atteggiamento psicoanalitico che la sottende sono l'obiettivo della formazione, anche se essi possono differire nelle loro connotazioni in funzione dei diversi presupposti teorici e tecnici.
La larga maggioranza dei partecipanti ha concordato sulla necessità di sostenere l'intuizione valutativa con l'esplicitazione, più trasparente possibile, dei criteri seguiti.
Uno di noi (Bonasia), prendendo a prestito da Stern il concetto, ha suggerito le principali “finestre” oggetto di valutazione: 1) la relazione candidato-paziente, 2) la relazione supervisore-candidato, 3) il rapporto candidato-istituzione, 4) la relazione candidato-psicoanalisi, 5) il rapporto supervisore-istituzione.
Diversi interventi (tra gli altri MargaretTarget e David Tuckett, ambedue della British Psycho-Analytical Society) hanno sottolineato alcuni ostacoli che si oppongono al processo di valutazione, fra cui la tendenza del candidato a parlare del caso piuttosto che della interazione col paziente. Evelyne Sechaud