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La psicoanalisi ha conferito nel tempo un crescente rilievo allo studio dei processi che presiedono il modellamento della mente e dello sviluppo del senso di sé attraverso gli scambi, le connessioni, i legami nella relazione madre-bambino, sé-altro, paziente-analista. Le domande a cui psicoanalisti e studiosi dello sviluppo infantile hanno tentato di dare risposta sembrano essere: come giungiamo a fare esperienza di noi stessi come iniziatori di scambi intersoggettivi e a costituire la consapevolezza di essere gli autori di quanto facciamo, desideriamo, creiamo e ricreiamo? E in che modo i legami interni ed esterni con altri significativi intervengono nel favorire oppure no le esperienze affettivo-sensoriali di interesse, efficacia e competenza, piacere per l'intimità, desiderio, riduzione dell'angoscia alla base di un pieno sviluppo della soggettività? In altri termini, in che modo si costruisce il senso della nostra realtà soggettiva?
Da qualche anno anche i neuroscienziati, sebbene da una prospettiva diversa, si pongono alcuni di questi quesiti ed una nuova possibilità di dialogo fra psicoanalisi e neuroscienze è stata aperta dall'interesse crescente che le neuroscienze, in ragione di quella che alcuni definiscono “rivoluzione cognitiva”, hanno riservato ad una concezione più ampia dei processi psichici iniziando ad includervi anche gli aspetti emotivi. Le neuroscienze infatti hanno soltanto di recente