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Trovo molto interessante l'iniziativa della rivista di proporre dei commenti da altri punti di vista a un lavoro significativo di un collega che generosamente si offre a un dibattito aperto per cui esprimo la mia gratitudine sia alla rivista sia ad Enrico Mangini.
Il lavoro di E. Mangini è estremamente denso e affronta molti nodi caldi e talvolta roventi della psicoanalisi attuale. L'Autore procede con profonda conoscenza teorica dei temi trattati e indica un proprio punto di vista forte e coerente. Dopo un attimo di incertezza ho preferito partire dal bel materiale clinico del caso di Vera utilizzandolo come occasione per esprimere i miei punti di vista. Non si tratta assolutamente di un lavoro di supervisione (che non avrebbe senso e che sarebbe impossibile mancando le sedute nel dettaglio), ma di un modo di esprimere il mio approccio teorico attraverso un gioco psicoanalitico basato sul testo proposto.
Vera - la paziente di cui ci parla Mangini - mostra sentimenti di “disorientamento” e di inibizione - paura rispetto all'esame, sia nell'essere esaminata sia nell'esaminare. Sin dall'inizio parla di un trauma sessuale infantile “a quattro anni un amico dei genitori … si è spogliato … non ricordo cosa ha fatto”. Questa presenza diviene così un personaggio dell'analisi (Ferro, 1992, 200 b).
Un problema non da poco è come considerare questo personaggio, se da un solo punto di vista o da vari possibili punti di vista: è un personaggio, un fatto della storia? Probabilmente si. È un personaggio del mondo interno? Probabilmente sì. Ma la modalità in cui sicuramente penserei a questa comunicazione è quella di considerarla come un derivato narrativo (Ferro, 2002a, b, c) del sogno della veglia