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La nota introduttiva del curatore situa gli scritti sul sogno del VI colloquio palermitano, di cui il volume è la raccolta, nel solco dell'ambizioso progetto, promosso da Corrao e dispiegatosi in un arco ventennale, di rivisitare i fattori radicali della relazione analitica. Questo del sogno, pensato tempo addietro ma in latenza per il sopraggiunto lavoro del lutto, è incontestabilmente uno dei fattori basilari della psicoanalisi la cui centralità ha resistito in Freud a tutte le riformulazioni del suo pensiero. Il tema che ci viene, quindi, proposto è di indubbio e persistente interesse come si evince d'altronde dalla ricchezza e varietà di contributi che ha stimolato e che sono stati messi a colloquio, in una deliberata astensione da ipotesi di riordinamento e sistematizzazione. Non posso esimermi, per contro, per quanto arduo, da uno sforzo siffatto animato dalla doppia esigenza di rappresentare la totalità dei contributi (ben 19) e di estrarne al contempo le questioni più significative nella ideale cornice costituita dal saggio introduttivo di Riolo e da quello conclusivo di Chianese. Perché ideale cornice? Perché entrambi finiscono per insistere su uno stesso punto elicitato da prospettive diverse, l'una più centrata sulla cura, l'altra orientata da una riflessione sul ruolo del sogno nell'ambito della cultura; si configura così, non preordinato, un importante motivo di fondo introdotto all'inizio ed amplificato e rilanciato alla fine: il rischio di una diluzione-dissacrazione dell'esperienza onirica in nome della “civiltà della veglia”.
Per necessità espositiva, e ben consapevole di forzare le intenzioni dell'Autore, possiamo considerare lo scritto di Riolo come un testo base, nel duplice senso di una sorta di bussola per orientarsi nella complessità di aspetti trattati nei vari contributi e di una vigorosa impronta iniziale al discorso che si andrà svolgendo. Considero punti cardinali: 1) la complessità del fenomeno-sogno, evocata dalla citazione in extenso de