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La breve prefazione del n° 79 di Topique ci informa che il contenuto del volume è il frutto di un lavoro interdisciplinare tra Diritto e Psicoanalisi, che aveva già prodotto altri due volumi della rivista: “Avere diritto” (n° 52, 1993) e “La confessione e la prova” (n° 70, 1999). Accanto a questi articoli viene presentato anche un Dossier Freud/Jung che contiene i lavori di un incontro dell'Associazione Internazionale di Storia della Psicoanalisi che ha avuto luogo il 2 febbraio 2002, dal titolo “L'incontro mancato Freud/Jung. Lettura di due autobiografie”.
L'accostamento non pare casuale se si pensa al complesso legame tra il fondatore della psicoanalisi e il suo, designato, “delfino”, un legame nel quale sembra si possa ora riconoscere un reciproco “debito” che solo il lavoro di uno storico può dipanare.
Partirei perciò proprio dal dossier Freud/Jung per sottolineare gli aspetti che mi sono sembrati più interessanti in questo numero, il cui filo rosso viene esplicitato nella prefazione dove si sottolinea il legame tra il debito e il processo identificatorio.
Prima di introdurre alcuni degli articoli vorrei cogliere l'occasione per sottolineare quanto la dimensione storica della psicoanalisi e la ricerca storica sulla psicoanalisi e sul movimento psicoanalitico siano presenti in questa rivista. Questo fatto sembra essere in sintonia con quegli analisti che, in diversi contesti, si stanno ponendo il problema di che cosa voglia dire fare storia della psicoanalisi, e di chi dovrebbe farla, così come l'attenzione per la dimensione storica della nostra “scienza” si intreccia fortemente con il problema della sua trasmissione che, se diventa la trasmissione di una pratica terapeutica, rischia di perdere il legame necessariamente fondante con la propria origine: un'origine che porta con sé i segni della ricostruzione mitica e che continuamente necessita di un lavoro in senso contrario, un lavoro al quale gli storici possono contribuire in modo fecondo.
Per venire al Dossier, s