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Parlare della Revue Française sollecita sempre in misura notevole chi si accinge al lavoro di recensione, soprattutto in considerazione della grande mole di produzione teorica che caratterizza la riflessione teorica di oltralpe. Ciò che colpisce il lettore, nel corso del tempo, è soprattutto la presenza di una discussione continua e serrata, che coinvolge un gran numero di analisti i quali si confrontano sempre in maniera aperta ed appassionata, senza lesinare critiche ma sempre con particolare attenzione al pensiero ed all'originalità degli interlocutori. Quello che forse si potrebbe rilevare, e che è tipico della cultura francese tout-court, è il carattere a volte eccessivamente autoreferenziale dei discorsi. Gli articoli abbondano di riferimenti e di citazioni, ma fatta eccezione per pochi autori anglosassoni, Bion e Winnicott fondamentalmente, è raro che il dialogo, pur così intenso, varchi i confini dell'area francofona, tranne che per alcuni contributi italiani, come quello recente di A. Ferro. I punti di vista sono sovente assai diversi, come cercherò di mostrare più avanti, ma i temi centrali sono continuamente ripresi e sviluppati all'interno di ciascun numero, sempre rigorosamente monotematico, ed attraverso rinvii e riferimenti ad articoli apparsi anche molti anni prima o all'intensa produzione scientifica