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La parafrasi goyesca del titolo è la metafora che riassume il mio pensiero sul sogno e la memoria. Il sonno della memoria è l'amnesia infantile, dominata dalla memoria implicita da cui nel sogno emergono i mostri dell'inconscio. Fin dal primo Freud, il concetto di inconscio si intreccia inestricabilmente con quello di memoria, come espressione di una rimozione di desideri e fantasie infantili che, non potendo essere realizzati, debbono essere rimossi e quindi dimenticati. Tuttavia non per questo essi scompaiono dal mondo psichico. Al contrario, il rimosso lascia “tracce indelebili” nella nostra mente (Freud, 1899). Anche se nel lavoro L'inconscio (1915a) e in L'Io e l'Es, Freud (1922) parla di un inconscio non rimosso (una parte dell'Io stesso o del Super-Io, differenziata dall'Es ad opera del sistema percezione-coscienza), il nucleo inconscio del Sé resta per Freud il risultato di un processo “dinamico” di rimozione che impone un “oblio sui generis” alla nostra mente in quanto le esperienze apparentemente dimenticate possono essere riportate alla coscienza in opportune circostanze o a seguito di particolari stimoli o esperienze affettivamente ed emotivamente significative. Ecco perché lo studio della memoria e dei suoi sistemi che operano nella mente, è rilevante per la conoscenza di quei processi che partecipano alla strutturazione dell'inconscio. L'ormai celebre affermazione di Freud che il sogno è la via regia per l'inconscio, ha le sue fondamenta nell'idea che il sogno, riattivando le esperienze rimosse e dimenticate, permetta al lavoro analitico di dare di queste esperienze un nuovo significato attraverso appunto una “ritrascrizione” della memoria. Questa è l'essenza della Nachträglichkeit freudiana.
L'enfasi data da Freud alle associazioni libere era tesa a recuperare fantasie, emozioni, esperienze depositate nella memoria e quindi a fare da corollario e