You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Le nuove scoperte teoriche e le invenzioni concettuali modificano il modo di concepire la soggettività dell'analista nella “direzione della cura”, nell'interpretazione del transfert e nella scoperta dei processi inconsci del paziente. La definizione di nuovi tipi di funzionamento psichico e di meccanismi difensivi comporta una maggiore attenzione nei confronti dell'incidenza soggettiva degli affetti e dei fantasmi dell'analista nella relazione analitica. L'analista diventa consapevole di lavorare con l'immaginario del paziente anche attraverso la scoperta dei propri processi inconsci. Paula Heimann ha avuto il merito di riconoscere che l'analista funziona come “immagine dello specchio del paziente”. Fino agli anni '50, la soggettività dell'analista era trascurata in linea con la prospettiva teorica classica proposta nelle opere di Freud e Klein.
I sistemi teorici freudiano e kleiniano sono centrati sulle angosce di castrazione, genitali e pre—genitali.(1) Angosce eccessive producono profonde alterazioni difensive dell'Io, che per sopravvivere nella propria integrità primaria nega e rimuove (Freud), opera dinieghi, scissioni ed identificazioni proiettive (Klein). I processi difensivi individuati da Freud e Klein lasciano, comunque, intatta una parte dell'Io, che continua ad avere relazioni, sia pure deformate, con gli oggetti interni ed esterni. L'inconscio psicosessuale, definito da Freud e ridefinito da