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Edipo in Kakania (la doppia K di Kaiserlich e Königlich che ha siglato la potenza dell'impero austro—ungarico) di questo colto psichiatra marsigliese ci offre uno spaccato di un periodo tra fine Ottocento e inizio Novecento in cui numerosi scrittori, da Arthur Schnitzler a Franz Kafka, da Otto Weininger a Robert Musil, si sono ritrovati con Sigmund Freud di fronte ad un gioco di rispecchiamenti sotto la costellazione dell'Edipo. Non c'è infatti da stupirsi — dice Tatossian — che la scoperta dell'Edipo sia avvenuta in Kakania nel 1897. Questo è infatti l'anno — significativa coincidenza — in cui l'imperatore Francesco Giuseppe ricevette un gruppo di pittori viennesi con a capo Gustav Klimt che gli annunciarono la loro ribellione all'accademismo (una uccisione simbolica dei padri) fondando così la secessione. Tutto ciò alcuni mesi prima della lettera del 15 ottobre 1897 con cui Freud annuncia a Wilhelm Fliess la sua scoperta dell'Edipo. Nello stesso tempo il problema dell'identità si poneva in modo particolare agli ebrei in Austria. Essi potevano assimilarsi negando la propria identità, oppure neutralizzarla attraverso l'ideologia socialista o, infine, accentuare la loro identità ebraica con il sionismo. La psicoanalisi poteva essere vista in quel particolare momento storico anche come un altro tentativo di risolvere questo problema dell'identità ebraica.
Gli scrittori della Kakania si interessarono presto e tra i primi alla psicoanalisi. Negli ultimi anni dell'Ottocento, il pubblico colto si era familiarizzato con il conflitto padre—figlio grazie ai drammi di Henrik Ibsen e alle opere di Arthur Schnitzler nei cui lavori era descritto un mondo patriarcale e dove la madre era costantemente nell'ombra prima del marito e poi dei figli. La costellazione familiare di Schnitzler era molto vicina a quella di Kafka e di Musil. Sono questi gli autori che hanno celebrato nei loro scritti e diari la figura del padre, al punto di permettere a Tatossian di definire Kafka come un “E