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La raccolta di articoli contenuta, riguardante il Congresso Nazionale Brasiliano del 2001, testimonia una particolare attenzione verso la cosiddetta crisi della psicoanalisi, che sembra più volte nominata in questi tempi.
I punti salienti al centro della trattazione, schematizzando, sono:
L'impatto sociale: la psicoanalisi si trova di fronte a mutamenti sociali profondi che riguardano aspetti culturali, e la pratica clinica deve tener conto di questa influenza della realtà esterna, realtà di crisi sociale, poiché essa si riflette sul linguaggio, sugli stereotipi, sulla conformazione dell'ideale dell'Io e sui valori in generale. Un tempo di crisi implica inoltre il sorgere di inadeguatezze soggettive che seguono certi specifici lineamenti e che tendono a presentare quadri clinici ad essi conseguenti.
La questione della neutralità: la predominanza di fattori, come la globalizzazione, inducono ad accettare un certo tipo di modelli di comportamento sociale ed ideali superegoici che esaltano un individuo pronto all'accettazione di mutamenti etnici e culturali senza turbamenti, pronto dunque a non tener conto ed a rimuovere quei vissuti che ne costituiscono le radici sociali. Ciò appare come l'opposto di quello che la psicoanalisi ha sempre ricercato, cioè un soggetto che, faticosamente e lentamente, riesca a riannodare i fili dispersi dei suoi vissuti ed a maturare un modus vivendi praticabile, in un equilibrio, sempre precario, tra l'Es e il Super—Io.
La psicoanalisi sembrerebbe dunque trovarsi di fronte all'impossibilità di praticare la neutralità ideologica e tenersi al di fuori di un dibattito che finisce per riguardare la sua stessa possibilità di esistere come cura.
L'ampliamento della metapsicologia: il progressivo consolidamento di scienze e pratiche cliniche vicine alla psicoanalisi, come le neuroscienze, di tecniche psicologiche e perfino di alcune pratiche di provenienza esoterica sembrano fornire elementi terapeutici “praticabili” e terapie più veloci, anche se qu