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, allievo a Monaco del filosofo Helmuth Kuhn e in seguito a Parigi di Maurice Merleau-Ponty, è uno degli esponenti di scuola fenomenologica più noti ed internazionalmente riconosciuti e figura centrale all'interno dell'attuale dibattito filosofico tedesco. Il suo sforzo teoretico si è sviluppato lungo la direttrice tematica dell'intersoggettività, presa nelle sue diverse guise. Fra le tante problematiche specifiche della sua meditazione, si possono menzionare: il dialogo (Waldenfels, 1971), il comportamento (Waldenfels, 1980), il mondo-della-vita (Waldenfels, 1985), l'ordine (nel senso di quel contesto regolato, necessario ad ogni spazio dell'umano) (Waldenfels, 1987). La sua posizione nei confronti della fenomenologia — che egli rende particolarmente viva attraverso un'esplicita messa in dialogo della tradizione di matrice tedesca con quella di matrice francese (Waldenfels, 1995) — tende a mostrare come il soggetto, sebbene costituisca la posizione imprescindibile per ogni ordine del senso, sia sempre abitato dall'alterità che ne provoca un confronto continuo e dunque un'inevitabile messa in questione e trasformazione. In tal senso, l'orizzonte di riferimento di Waldenfels, nel suo intento di fluidificazione della struttura del soggetto, si estende dalle fondamentali riflessioni di Husserl sulla fenomenologia dell'intersoggettività a quelle di Merleau-Ponty e Levinas che più marcatamente ne orientano il cammino.
Se si tiene ferma questa direzione fondamentale, non risulta affatto difficile capire perché il pensiero di Waldenfels, nello specifico, si raccolga sotto il titolo di una dottrina dell'estraneo o, più precisamente, di una “fenomenologia dell'estraneo”, tendente a sottolineare, ai vari livelli dell'esperienza, come la sfera del