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Questo scritto è presentato innanzi tutto per il suo interesse storico. Searles fece un tentativo di pubblicarlo nel 1949 in due riviste d'ambito psichiatrico o psicoanalitico, ma l'articolo venne rifiutato cosicché finì per rimanere archiviato fino al 1979. In esso l'autore sostiene essenzialmente sia che i fenomeni transferali sono frutto di proiezioni, sia che tutte le manifestazioni proiettive, incluse le reazioni transferali, hanno una qualche base reale nel comportamento dell'analista, variando unicamente in termini quantitativi e non qualitativi. Il secondo punto da Searles messo in luce implica un certo grado di partecipazione emotiva dell'analista, un tema non adeguatamente descritto dalla letteratura classica che tende perlopiù a considerarla alla stregua di una semplice manifestazione di affettuoso interesse per il paziente. Secondo l'Autore, invece, l'analista durante la seduta sente e palesa in molti modi un ampio ventaglio di emozioni. L'utilità analitica di questa reale e ricca partecipazione emotiva da parte dell'analista è qui descritta minutamente. (2)
È unanimemente riconosciuto che l'esplorazione e la risoluzione dei fenomeni transferali costituiscono gli elementi essenziali della terapia psicoanalitica [oltre ai riferimenti sul transfert di Freud, vedi: Alexander e French (1946), Fenichel (1945), Lorand (1946), Rioch (1943)]. Per questa ragione, il continuo “approfondimento” della nozione di transfert è, a mio avviso, quanto mai necessario