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È la tardissima notte del 23 Dicembre sono al computer e invio e ricevo auguri da molti amici sparsi nel mondo, con alcuni mi ritrovo quasi in chat. C'è un'altra lettera con attachment, è di Agostino Racalbuto anche lui amico e conterraneo.
Mi ha preavvertito di un articolo del dr. Lopez al quale avrò diritto di risposta. Vado a dormire? No, do un'occhiata al lavoro di Lopez, ma si! La notte sono un tiratardi, “domani è un altro giorno” come dice la bella Rossella.
Man mano che leggo il testo mi vengono in mente i giovedì arroventati di molti anni fa quando in alcune serate — io ancora candidato — assistevo a scontri epici tra la Nissim, la Bonaccorsi e spesso, per l'appunto, Lopez.
Non mi riconosco in molte delle cose che Lopez scrive, ho l'impressione che parli al “suo” Ferro non a me. Si riferisce per giunta ad un mio lavoro marginale anche se poi pubblicato sul Bollettino della FEP e modificato e arricchito dal contributo di un collega anche sul Quarterly.
Penso dapprima che non è costruttiva una risposta, poi mi viene in mente che mancherei di rispetto al pensiero del dr. Lopez non rispondendo. Penso ai miei più di venticinque anni da schermidore passati in pedana con la spada in mano: non ci si sottrae a una “sfida”.
La notte faccio un sogno: la periferia del mio giardino è invasa dalle cavallette che non arrivano però nel centro del giardino. Sono davvero tante, “sciamano”