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Altrimenti (…) si potrà credere di essere in grado di condurre un organismo collettivo a colpi d'interpretazioni che si riveleranno terrorizzanti, o per mezzo di una passività che non sarà certo meno angosciosa e agghiacciante.
Se si guarda in una prospettiva storico-geografica ai complicati rapporti che la psicoanalisi ha per decenni intrattenuto con la psichiatria, si viene immediatamente colpiti da una importante linea di confine. La linea di demarcazione teorico-tecnica a cui facciamo riferimento si costituisce a partire da una differenza culturale, ma anche sociale e politico-istituzionale, che è assai evidente ma allo stesso tempo piuttosto trascurata.
Coloro che hanno studiato e concretamente praticato/trasformato i rapporti fra psicoanalisi e psichiatria — questa è la nostra tesi d'apertura — si dividono in due grandi tradizioni di ricerca, in due principali filoni di lavoro.
Da un lato una tradizione nella quale la psicoanalisi ha costituito un referente forte e direttamente utilizzabile in psichiatria: la tradizione di coloro che hanno pensato fosse possibile portare nelle istituzioni psichiatriche il metodo psicoanalitico e il suo strumento materiale: il lettino. Com'è noto, questo orientamento teorico si è radicato soprattutto nei paesi di lingua inglese, ed è stato avviato negli