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“Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse” è tra i versi che rimangono in mente della Divina Commedia. I lettori del libro — come ognuno sa — sono Paolo e Francesca cui la comune lettura del libro accende l'animo di passione travolgente e incontenibile. Ecco una delle caratteristiche di un vero libro e di un vero libro di psicoanalisi: accendere l'animo di curiosità, di passione, che la sera a letto ci faccia dire: “tra poco spengo”, ma tante volte.
Ogni vero libro è sostanzialmente un libro di psicoanalisi, e Freud ci ha detto come scrittori e poeti precedano molto spesso la psicoanalisi. La scrittura e la lettura sono, e sono stati, strumenti di indagine privilegiati delle profondità dell'animo umano: Tolstoj, Dostoevskij, Balzac, Proust, Mann e non mi dilungo perché utilizzerei tutto il tempo concessomi citando nomi e opere.
Questo è il mio primo assunto che svolgerò solo parzialmente. Se potessi svolgerlo estesamente guarderei a Joyce, specie a quello di Finnengans Wake, poi a Balzac, poi agli scrittori di teatro da Shakespeare, a Molière, a Ibsen, a Pirandello.
Se mi è permessa una iperbole vorrei affermare che tre bei libri di psicoanalisi tra quelli letti negli ultimi anni sono: Drago Rosso, Il silenzio degli innocenti e Hannibal, tutti e tre di Thomas Harris.
Perché dico di psicoanalisi? Perché saggiano e descrivono in modo psicoanalitico stati molto profondi della mente quali solamente la psicoanalisi — al di fuori della letteratura — può raggiungere.