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La lettura è un'esperienza che ci accomuna tutti e sulla quale si può riflettere a diversissimi livelli, a partire dalla descrizione delle specifiche modalità personali che ciascuno elabora da quando apprende materialmente a leggere, fino ad arrivare ad una speculazione che può portare lontano, ad interrogativi sul come dobbiamo immaginarci di essere fatti (1) per poter trasformare un atto essenzialmente visivo in un equivalente di un atto essenzialmente uditivo o anche alla capacità dell'essere umano di fabbricare delle protesi (cartacee, magnetiche o virtuali che siano) seguendo la strada che lo porta ad artificializzarsi, a discostarsi cioè da quell'itinerario che considera “naturale”.
Si dovrebbe, a quest'ultimo proposito, ricordare la famosa storiella del servo fedele del Gran Visir di Damasco. Un mattino, questo servo scese in giardino e poi risalì tremando e chiese al Gran Visir un cavallo veloce. Il Gran Visir gli chiese: “Perché, servo fedele, vuoi questo cavallo?” e il servo rispose: “Perché in giardino ho visto la Morte, che mi ha spaventato. Dammi il tuo cavallo più veloce, ti supplico, perché io possa fuggire e arrivare questa sera a Bagdad”. Il Gran Visir si commosse e diede al suo servo fedele il cavallo ma, appena il servo fu partito, scese in giardino, vide la Morte e le chiese: “Perché hai spaventato il mio servo fedele?”. La Morte rispose: “Non avevo intenzione di spaventarlo, il fatto è che sono stata molto sorpresa io, di vederlo qui, perché dovevo incontrarlo questa sera a Bagdad”.