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Credo che, allora, non avrei intrapreso un'analisi personale senza la prospettiva di diventare analista. La motivazione fu soprattutto narcisistica allorché, nel febbraio del 1977, iniziai i miei viaggi per e da Milano, mentre mia moglie, a casa, accudiva nostro figlio di un mese. c'era in me un'assurda fretta, in parte indotta dall'ambiente di lavoro molto qualificato, inevitabilmente competitivo ed emulativo. Non volli perdere tempo, e non ne perdetti, divenendo membro associato della Società Psicoanalitica Italiana a trentacinque anni, tre anni dopo essermi licenziato, quando mio figlio iniziava la prima elementare.
Nel corso del recente mandato di segretario scientifico, mi sono ritrovato talvolta, prima delle riunioni in Via Corridoni a Milano, a girovagare per quelle strade come avevo fatto tanti anni prima attendendo l'ora delle mie sedute, che si svolgevano appunto in via Corridoni 1, presso la vecchia sede del Centro milanese di Psicoanalisi; spesso non accadeva nulla, dal momento che la mia mente era occupata dai problemi che avrei affrontato in sede di Commissione scientifica, talora invece, in certe ore, con una certa luce, sbucando improvvisamente da una strada e ritrovando una qualche suggestione di paesaggio, potevo rivedermi, riuscendo inaspettatamente a ritrovare in certi luoghi, seppur abbastanza cambiati, pezzi di me sovrapposti ad essi, come in Piazza S. Babila che avevo attraversato così spesso e che sempre mi avrebbe richiamato, per assonanza, Campo S. Barnaba a Venezia, che percorrevo da bambino, con mia madre, per andare a giocare alle Zattere. Ero colto, allora, da un certo rimpianto, pensando a quante ore con mio figlio piccolo e con mia moglie avevo sacrificate, ma a quel tempo, a ventinove anni,