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Miei cari,
in piazza Colonna, di fronte alla quale risiedo, come sapete, migliaia di persone confluiscono ogni notte. l'aria della sera è veramente deliziosa; il vento di Roma gode di fama meritata. Di fronte alla colonna c'è una banda militare che suona ogni notte, e sul tetto di una casa sul lato opposto c'è uno schermo su cui la Società italiana (Cines) proietta immagini di lanterna magica (fotoreclami). Si tratta di pubblicità, ma per ingannare il pubblico le lastre alternano anche immagini di paesaggi, negri del Congo, arrampicate sui ghiacciai e così via. Ma dal momento che questo non è sufficiente, la noia è interrotta da brevi scenette cinematografiche per amore delle quali i vecchi bambini (incluso vostro padre) sopportano con pazienza la pubblicità e le monotone fotografie. Tutti sono colpiti da queste leccornie, ma in ogni caso io sono spinto a vedermele molte e molte volte. Quando è il momento di andarmene scopro una certa tensione nella folla, che mi fa guardare di nuovo e rimanere nella speranza di vedere un nuovo spettacolo. Fino alle nove di sera, in genere, rimango completamente ammaliato; poi comincio a sentirmi troppo solo in mezzo alla folla, così me ne torno nella stanza per scrivere a tutti voi dopo aver ordinato una bottiglia di acqua fresca.
l'immagine inedita di Freud, che ritrae se stesso divertito e incuriosito dalla nuova straordinaria invenzione del secolo contrasta con quella più nota di lui, che oppone un rifiuto senza appello al cinema e disdegna la proposta troppo “commerciale” del film di Pabst “I misteri di un'anima”. Aveva certamente ragione di temere la goffaggine dei tentativi cinematografici, tuttora in corso, di riprodurre sullo schermo il complesso apparato della seduta e del processo analitico. Inoltre il cinema non aveva ancora rivelato le sue potenzialità artistiche e appariva piuttosto come una redditizia branca della letteratura popolare, destinata a grandi mass