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Il titolo di questo testo ci introduce nella dimensione di uno scritto dalle assonanze poetiche nel modo di stare con la psicoanalisi.
Testo elegante, sofisticato, ma fruibile, denso di stimoli e di idee accompagna con delicatezza il lettore alle complesse embricazioni tra individuo, gruppo, massa e cultura.
Le parole del testo non sono mai fini a se stesse ma aprono continuamente a nuovi significati in una dimensione costantemente insatura che riflette il pensiero dei due autori: essi non occludono con definizioni, con paradigmi e con protocolli il senso di stare al mondo con se stessi e con gli altri.
Quest'apertura di sensi verso il non noto ha un suo rigore ed una sensibilità nella ricerca di quel “luogo piccolissimo” (111) tra l'istante in cui comincia l'Io e l'istante in cui comincia l'altro. È il luogo dello scarto, il luogo che consente un gradiente di separatezza sufficientemente sopportabile sia rispetto al rischio di una condizione terrifica di un isolamento che annienta sia rispetto ad una schiacciante “mentalità a massa”: questo termine sta ad indicare, come sottolinea Claudio Neri, nella presentazione al libro, la questione del conformismo “il tema centrale del lavoro psicoanalitico” qui sviluppato da Gaburri ed Ambrosiano.
Da qui la ripresa degli autori della drammatica espressione “ululare con i lupi” creata da Freud in Psicologia delle masse ed analisi dell'Io: essa intende l'adeguamento dell'individuo alla massa “in quanto può essere palesemente rischioso opporsi ad essa” (Freud, , 175); è in questione il nodo conflittuale tra identità ed appartenenza — “se ad ululare con i lupi si rischia la morte del Sé” (51) fuori dal branco si rischia la morte con paure terrifiche di annientamento psichico e somatico.
Gli autori elaborano in modo originale il pensiero sociale di Freud e la tematica di Bion in particolare relativa all'asse narcisismo-socialismo ponendo l'attenzione sulla propagazione infettiva del conformismo sociale: si tratta di “un'identificazione