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Nelle polemiche che hanno talora accompagnato lo sviluppo teorico della psicoanalisi, la teoria freudiana è stata qualche volta paragonata ad una cattedrale gotica, svettante sì verso il cielo ma anche compatta, solida, troppo solida. Personalmente preferisco pensare alla teoria freudiana come ad una realizzazione di pensiero che può essere paragonata a quei giochi eterei appesi al soffitto, basati su un sistema di bilancieri dai quali pendono altri bilancieri, in un gioco di equilibrio che può essere agevolmente messo in movimento (e talora può essere fatto suonare) da un soffio d'aria, dal parlare delle persone accanto, o sotto. Il bello di questi singolari alberi sta nel fatto che le loro radici stanno appunto nel soffitto, ma che sono sensibili ad ogni movimento che, nell'ambiente sottostante, è causato da chi ha i piedi piantati per terra. La teoria, in questo senso, risente di ogni variazione esperienziale (ad esempio clinica) degli analisti, ma non è originata direttamente da queste esperienze. Il rapporto tra teoria e clinica è assai più complesso ed ogni tentativo di ridurre la teoria alla pura clinica è di fatto destinata al fallimento (della teoria o della clinica).