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Questo libro non vuole proporre nuove vie psicoanalitiche, indica però delle prospettive per cui è piuttosto un esempio di come la tecnica, sorretta da una solida visione teorica, può essere applicata: un esperto artigiano apre la porta della propria bottega, e mostra a chi è interessato, come lavora, senza timore che gli portino via il segreto, persuaso che lo stile personale è un punto di arrivo sempre in fieri, qualcosa che si può imitare, insegnare, ma non rubare.
La novità è semmai costituita dal genere letterario, attraverso la rilettura di contributi noti, entrati a buon diritto nel sapere psicoanalitico condiviso (non di scritti immeritatamente trascurati), gli autori ripropongono le tappe, a loro giudizio significative, dello sviluppo dell'edificio teorico-clinico della psicoanalisi. Questo ritorno all'antico è perciò un progresso che consente, attraverso le più recenti acquisizioni, di riscoprire la forza di alcune pietre miliari psicoanalitiche. Vengono riproposti quattro casi brevi anzi brevissimi, Katharina, di Freud (187), “le Anomalie psicogene del timbro di voce” e il caso Arpad di Ferenzi (203), il caso di Iro di Winnicott (217), il caso Baker di Balint (223). Questi casi famosi vengono rivisitati alla luce del concetto di counselling, una parola inglese che da noi suona opportunamente come consultazione.
Il counsellig-consultazione è considerato sia nella sua valenza diagnostica che in quella di rapido ma incisivo intervento terapeutico. Saper usare le acquisizioni di cento anni di psicoanalisi come un medicamento d'urgenza, richiede una profonda conoscenza teorica e una sicura padronanza della tecnica. In questo senso il libro si rivela di grande utilità. Il concetto di counselling è oggi di grande attualità e merita di essere rivalutato. I mutamenti sociali e culturali hanno modificato, nell'arco di dieci anni, l'immagine della psicoanalisi come teoria, come cura e l'immagine dell'analista come professionista. L'analisi vera e propria è sempre più