You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
C'è una notevole discrepanza, durante il training psicoanalitico, tra l'attenzione data sul come cominciare un'analisi rispetto a quello che succede quando questa finisce. I seminari insistono sempre di più sulle caratteristiche dell'avvio di un'analisi (presa in carico, costituzione del setting, indicazioni al trattamento); le supervisioni - che durano due anni o poco più - mai si prolungano quando l'analisi è alla sua conclusione.
In pratica, quando abbiamo i primi pazienti che finiscono un'analisi, siamo già nel lavoro indipendente e quindi soli a riflettere sui problemi che la sua conclusione suscita. Con un'unica esperienza a cui riferirci: la fine della nostra analisi.
Ciò che succede nel training è anche un riflesso dell'attenzione che in letteratura viene rivolta a questo tema: un attenzione minore, a confronto di come vengono trattati altri aspetti della psicoanalisi clinica.
Se ne accorgono anche Ferraro e Garella, autori di un recentissimo e amplissimo contributo sull'argomento, quando riscontrano che “[…] il dibattito su questo tema […] sia in qualche modo oggetto di una singolare ritrosia, con un presumibile scarto tra la ricchezza e complessità dell'esperienza, affidata preferenzialmente alla comunicazione orale, e la sua traduzione in intenti meno informali di rielaborazione sistematica e di scrittura” (Ferraro e Garella, 2001, 8).
A questo proposito riportano l'opinione di Gilda de Simone che tale “ritrosia” sia legata “alla impossibilità di trattare questo tema senza far trapelare, in una sorta di inevitabile autorivelazione, il proprio stile di lavoro” (Ferraro e Garella, 2001, 8).