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Che cosa intendiamo oggi come “centrale” e “periferico” riguardo ad un certo sapere? Enunciati centrali e fondamentali, espressi secondo un linguaggio specifico e convenzionale e, di contro, proposizioni periferiche che fanno da ponte con aree applicative e con saperi confinari, espresse con linguaggi meno rigorosi e specializzati.
Prendendo a prestito alcuni concetti che riguardano le trasformazioni urbane, “centrale” e “periferico” non si riferirebbero più tanto alla topografia storica dell'area in questione - proposizioni fondative originarie al centro e zone confinarie esterne - ma al loro effettivo, attuale valore relazionale ed antropico. In tal modo possono diventare centrali aree di maggiore scambio interumano, mentre possono periferizzarsi aree di valore storico ma di minore frequentazione culturale.
Parimenti nella psicoanalisi è forse possibile intravedere come rispetto al perno centrale degli asserti teorici fondamentali, una serie di aree apparentemente confinarie, o quantomeno decentrate, siano andate assumendo nel tempo una rilevanza maggiore, diventando le aree linguisticamente più frequentate, quelle in grado di fornire un grande contributo di metafore. Si tratterebbe di capire se tali metafore abbiano un valore esplicativo complementare e sussidiario rispetto agli asserti centrali, ovvero se non siano andate usurpando nel tempo lo spazio e la forza delle proposizioni centrali entrate in crisi.