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Comincerò con un frammento clinico: si tratta di una paziente sulla trentina, che presenta un insolito stato somatico. Dall'età di quindici anni soffre di un diabete giovanile, e fin qui niente di particolare. Lo è di più, in compenso, il fatto che da allora non è mai stata trattata con insulina. Non per incompetenza dei diabetologi, ma perché il diabete, che da tempo avrebbe dovuto scompensarsi, non è ancora giunto ad una fase insulino-dipendente. Cosicché da quindici anni la paziente assume degli ipoglicemizzanti orali a basse dosi.
La paziente presenta un certo numero di tratti nevrotici (fobie, disturbi di conversione: vertigini, paresi, frigidità etc.), per i quali ha tentato diversi trattamenti: una psicoterapia analitica per due anni con un terapeuta praticamente muto, un trattamento psichiatrico convenzionale con antidepressivi ed ansiolitici per un anno, una terapia comportamentale per tre anni, una psicoanalisi junghiana associata ad una terapia di gruppo con lo stesso analista per quattro anni (due sedute di gruppo ed una seduta individuale sul divano a settimana). Senza però nessun miglioramento rilevante dei sintomi. Aggiungo che questa paziente è medico anestesista-rianimatore, ama la letteratura, possiede una solida cultura generale. Inoltre sogna molto e, quando comincia l'analisi con me a tre sedute settimanali, quasi ogni volta riferisce un sogno, che è l'occasione di ricche associazioni, grazie alle quali si ha la prova del rapido instaurarsi di una “nevrosi di transfert”.