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Ubiquità dell'Edipo? Fino ad un passato relativamente recente l'antropologia si è posta, tra altri obiettivi, quello di un confronto sistematico tra culture diverse. Talvolta dall'interno di questa stessa disciplina, ma più spesso partendo da altri campi della conoscenza, si è utilizzato il patrimonio di conoscenze etnologiche per individuare regolarità e differenze nel comportamento umano, in condizioni di vita e in organizzazioni sociali diverse. Nella versione forte, ciò stava ad indicare la speranza di poter accedere a universali che in qualche modo caratterizzassero la “natura umana”. Alla lunga lista degli universali classici si può in qualche modo aggiungere la presenza o meno in società diverse dalle nostre del complesso edipico, così come è stato descritto da Freud.
Queste tematiche (che pure hanno attraversato anche la nostra stessa vita culturale) ci sembrano lontane anni luce nell'incerto e problematico presente. L'antropologia vive una crisi senza precedenti: la distruzione delle culture altre e la globalizzazione hanno spazzato via il suo oggetto (o l'hanno costretta a mutarlo radicalmente). Intanto, anche nei confronti della ricerca passata, mille problemi sono nati: dalla possibilità stessa di studiare con atteggiamento scientifico società diverse sotto l'occhio di un osservatore, al carattere illusorio dell'idea di società “primitive”, fuori dal tempo e dalla storia. All'esterno del settore antropologico, intanto, nessuno sembra pensare più a una ricerca volta agli universali o a poter riproporre soltanto l'idea di una natura umana.
Colpisce molto, perciò, che in questo clima, da parte di un antropologo di tutto rispetto (forte di lunghe ricerche sul campo e preziosi lavori di sistematizzazione