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1. Qualche giorno fa ho partecipato ad un incontro di studio sulla psicoanalisi; fuori della sala dove si tenevano le relazioni erano esposte decine di libri. Erano tutti libri che, almeno nel titolo o nel sottotitolo, avevano a che fare con la psicoanalisi. Essendo interessato, e molto, alla psicoanalisi, ne ho presi in mano diversi, li ho sfogliati, ne ho letto alcune pagine, almeno di qualcuno. Mi ha molto colpito quello che trovo un fatto curioso: l'unico elemento comune, fra tutti questi libri, era il riferimento, nelle rispettive bibliografie, a qualche lavoro di Freud (peraltro non sempre; il che significa che ci sono libri di psicoanalisi che neanche sfiorano il nome di Freud. Niente di male, nelle Ricerche filosofiche di Wittgenstein non viene mai citato, ad esempio, il nome di Aristotele, ma questo non impedisce al libro di Wittgenstein di essere un libro di filosofia). Dopodiché spesso la sensazione era di trovarsi di fronte a libri che non avevo null'altro in comune. Eppure si tratta di libri che dicono di sé d'essere libri di psicoanalisi. Ma basta comparire in una collana dedicata alla psicoanalisi per essere un libro di psicoanalisi? È una domanda dalla risposta scontata, ma quello che mi sorprese, quel giorno, è proprio che fosse una risposta scontata. Se è così scontato, c'è qualcos'altro che rende un libro un libro di psicoanalisi? Ecco allora la prima domanda:
Come riconoscere un libro che si occupa specificamente di psicoanalisi?
2.: Rassegnatamente, leggendolo; a meno che il nome dell'autore non sia già di per sé una garanzia. La domanda non è nemmeno maliziosa, poiché chi la pone è evidentemente consapevole del fatto che quella dei libri “di psicoanalisi” non è una categoria ben definita, bensì una vera e propria galassia, che si decentra
Page 883e si disperde progressivamente con diluizioni ed ibridazioni che solo la lettura può rilevare.
2 Partiamo da una banalità: una disciplina scientifica è identificata, più che dal suo oggetto, dal metodo mediante