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Nonostante la rilevante intersezione delle loro rispettive denominazioni, Filosofia Analitica e Psicoanalisi non hanno avuto, storicamente, un'intersezione scientifica altrettanto rilevante, almeno se ci si limita a considerare la quantità di contributi che ciascuna delle due consorelle analitiche ha dedicato alla controparte. Diverso il discorso se si guarda invece alla qualità dei contributi. Infatti, nella tradizione della Filosofia Analitica, i rari testi dedicati alla Psicoanalisi, e in particolare a Freud, si mostrano in genere altrettanto rari quanto a capacità di coniugare estensione dell'analisi teorica con profondità della stessa, e a questa regola non sfugge il testo che Petocz ha dedicato al simbolismo, testo che di fatto, se non di diritto, appartiene a quella tradizione.
La scelta del tema è particolarmente felice, perché il luogo teorico in questione è da sempre in attesa di urgenti bonifiche, infestato com'è, nella peggiore delle ipotesi, da dozzinali abusi da rotocalco, nella migliore, da usi teorici promiscui e a volte contraddittori. Ed è particolarmente felice anche la pista di decollo del discorso di Petocz: si tratta di Freud alle prese con la costruzione della sua creatura teorica nel cruciale 1895, anno in cui gioca una diseguale partita a carte. Una partita giocata pubblicamente rispetto al suo rapporto con Breur negli Studi sull'Isteria(1892-95); privatamente rispetto a Fliess nel Progetto di una psicologia .
Dopo quell'ultima mano a tre, per molti aspetti tormentosa, al discorso freudiano inaugurato nel 1891 con la ricerca afasiologica non resta infatti che seguire la sua coerente deriva verso L'interpretazione dei sogni e la formalizzazione dell'atto di nascita della Psicoanalisi. Ed è proprio in quegli intorni temporali, questa la tesi centrale di Petocz, che prende forma definitiva la teoria generale del simbolismo, per molti aspetti coincidente con i dispositivi teorici centrali della futura Metapsicologia , più che parte della stessa.