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salvare la verità
a costo della verità.
Edgar Morin, 1989.
Urbino è quel piccolo paese d'Italia in cui i sinonimi bellezza e cultura non sono più un binomio. Sui colli di questa terra il prof. L. Matteo Lorenzetti, presidente del Corso di Laurea in Psicologia Clinica ha fatto salire, nei suoi capelli bianchi, Luis Chiozza, premio Konex 1966 in Psicoanalisi, autore di moltissime opere edite in Argentina, Brasile, Italia, Spagna e Stati Uniti.
Nell'Aula Magna dell'Ateneo le persone non ci stavano più. Non c'erano solo studenti ma studiosi di antropologia, linguistica, sociologia, colleghi psicoanalisti, scrittori, letterati.
Lorenzetti ci ha semplicemente introdotto al discorso con un accenno fugace, troppo, alla scienza psicosomatica intesa come linguaggio. Ci ha lasciato immergere nella ricerca all'insegna del verso di W. H. Auden che, risonante, pronuncia l'espressione: credete al dolore. La malattia è certamente un dolore.
Ma la psicosomatica poggia, così penso, su un credo di fronte al quale non posso più comportarmi come S. Tommaso che vuol vedere per credere. Devo mettermi a fare come i religiosi che sanno vedere perché credono. Questo il messaggio più forte e più discutibile.
Il libro di Chiozza, scritto quarant'anni fa e ora offertoci in traduzione italiana nell'attentissima cura di Carlo e Rita Brutti, poggia sul secondo principio fondamentale della psicoanalisi.
Nella traduzione Boringhieri del Compendio di Psicoanalisi (Freud, , 585), troviamo che “La psicoanalisi reputa che i presunti processi concomitanti di natura somatica costituiscono il vero e proprio psichico”. Naturalmente il nostro psicoanalista Carlo Brutti non manca di precisarci: “psichico inconscio”.
Ma tutta la rivoluzione portata dal pensiero qui in ascolto, parte dall'esegesi fatta dai curatori del lavoro che già nel 2001, ritenendo “fuorviante” la traduzione sopra trascritta, fornivano una traduzione più fedele al tedesco, ponendo in diversa sequenza, al posto dell'aggettivo “presunti” l'avverbio “