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Questo volume della rivista dedica uno spazio particolare alla Psicoanalisi di bambini ed adolescenti. Ciò avviene mediante la rivisitazione e discussione di diversi contributi rappresentativi del pensiero psicoanalitico argentino su questo tema.
Uno di questi è un lavoro di Diana Sahovaler, che propone un caso clinico, a partire dalla fiaba “La Bella e La Bestia”, con lo scopo di analizzare la metamorfosi adolescenziale. Successivamente viene discusso da altri psicoanalisti. Attraverso la fiaba, l'Autrice utilizza la figura della Bestia come veicolo per rappresentare le vicissitudini adolescenziali di un suo paziente, che potrebbe rappresentare “il ragazzo nel tentativo di affermare una sua identità maschile”. Da una parte c'è la lotta di fronte alla madre come figura incestuosa e come modello identificatorio, dall'altra la bestia rappresenta la reazione difensiva verso l'assunzione di un ruolo passivo e femminile verso il padre.
Con il riemergere della sessualità durante la pubertà, si ripropone lo scenario della tragedia edipica con le sue ambivalenze.
Il ragazzo, con il raggiungimento della maturità sessuale, ha superato gli ostacoli dei suoi amori infantili e potrebbe esplodere “la Bestia”, intesa come natura pulsionale maschile che rivendica il diritto di autoaffermarsi. La Bestia permette di nascondere, come formazione reattiva, il timore della castrazione e la precarietà dell'identità dell'adolescente.
L'Autrice afferma, e con lei gli altri psicoanalisti, che il vincolo con la madre deve cambiare ed una volta che questo sia avvenuto, l'adolescente potrà anche riscattare i suoi aspetti femminili e metterli in gioco nel rapporto con l'altro, senza paura di eccedere nella femminilità.
“La Bestia” potrebbe anche essere vista come l'espressione di una fissazione alla scena primaria, dove l'adolescente si sente identificato necessariamente con un padre feroce, non umano, che potrebbe rappresentare un ostacolo ma anche una spinta, alla ricerca di una sua identità. Quest