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Intendo, in questo lavoro, proseguire la ricerca e la comprensione intorno agli strumenti più appropriati per raggiungere il paziente, nelle sue diverse componenti, e farsi raggiungere da esso, all'interno di quella che, in una specie di gioco con le teorie, chiamerei “teoria delle pulsioni degli oggetti interni”.
A tale scopo mi propongo di esplorare la dimensione extratransferale della relazione analitica attraverso lo strumento dell'interpretazione. Scrivere ancora sull'interpretazione potrebbe risultare un'inutile esercitazione se non fosse che fare il punto sulle proprie conoscenze intorno a qualcosa è un momento di sintesi e di crescita. La sintesi include il passato e quanti hanno contribuito alla conoscenza e può preparare la crescita propria e, forse, di altri.
In realtà, mentre, sulla base della mia esperienza clinica andavo costruendomi delle opinioni su questo tema, ho sentito il bisogno di riandare a studiare i lavori che prenderò in considerazione. (1) Ho avuto il bisogno di rintracciare dei precursori e, da questi, ripartire per una più soddisfacente sistemazione delle mie idee.
In un mio scritto recente (Mancuso, 2003, 717) affidavo ad una nota alcuni pensieri che si stavano organizzando intorno a questo tema. Riporto questa nota come appropriata introduzione al lavoro che segue: “la dicotomia interpretazione