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In questo lavoro intendo discutere il concetto di originario (1) — introdotto nella riflessione psicoanalitica da Piera Aulagnier (1975), ripreso poi da André Green (1986, 1991 e 1992) ed altri autori — come un processo costantemente all'opera nel funzionamento psichico e direttamente implicato nell'organizzazione psicotica dell'individuo.
Se la psiche trasforma tutto quello che produce od incontra e lo elabora attraverso i processi del primario e del secondario, a monte di essi la prima modalità di incontro con la realtà esterna è ciò che può essere definito come “originario”, il cui postulato fondamentale è quello dell'autogenerazione, per il quale tutto il reale è il prodotto dell'attività rappresentativa. La rappresentazione si costituirebbe, dunque, come “l'equivalente psichico del lavoro di metabolizzazione proprio dell'attività organica” (Aulagnier, , 57). Se la psiche tende fondamentalmente a conoscere se stessa, il pensiero pensa per conoscere, della realtà esterna e di quella interna, quello che la realtà psichica ha costruito “intorno” ad essa.
Per originario, quindi, si intende un “al di là” del primario: non qualcosa che lo precede soltanto temporalmente, ma un processo che persiste indefinitamente