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Comprendo ancora l'idioma incomunicabile delle pietre. È quell'idioma che meglio avvolge il silenzio delle parole.
Ogni tanto Dio mi manda una poesia. Guardo pietra, vedo proprio pietra.
Dove c'è ðïíçóéò — creazione — esiste un luogo per concepire pietre che parlano e per comprendere il loro idioma incomunicabile. Anche la psicoanalisi contempla questa possibilità: le pietre parlano, ha dichiarato Freud (1896), quando ha presentato le scoperte che sono emerse dall'applicazione del metodo psicoanalitico all'ascolto dei sintomi isterici. Generati dall'attività creativa delle nevrosi, i simboli mnesici dell'esperienze infantili rimosse, questi sintomi, sono comparabili agli oggetti rinvenuti negli scavi archeologici; oggetti che hanno delle iscrizioni in un linguaggio che, se decifrato e tradotto in modo adeguato, ci informa sugli eventi più rimossi del passato e testimoniano la storia dell'origine della malattia. Fondata sul metodo interpretativo che svela il senso occulto dei sintomi, l'esperienza psicoanalitica si configura come cura attraverso la parola e richiede, come condizione operativa,