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In questo libro viene presentato un nuovo strumento di valutazione della personalità, la SWAP (acronimo di Shedler & Westen Assessment Procedure), che gli autori, due psicologi clinici americani, hanno elaborato con l'intento di dare una risposta all'insoddisfazione per i criteri e i metodi su cui si basa la valutazione dei disturbi di personalità da parte del principale strumento diagnostico, il Diagnostic and Statistical Manual (DSM).
È noto che le categorie e i criteri del DSM — che si basano sul principio della massima neutralità teorica possibile — sono di scarsa utilità per i clinici, i quali non possono fare a meno di un ragionamento basato su una teoria: infatti per capire un paziente non si può fare a meno di formulare delle ipotesi sui suoi meccanismi di funzionamento mentale, sulle sue motivazioni, sul tipo di esperienza che egli ha di sé e degli altri, sul modo in cui si sono sviluppate nel tempo le caratteristiche della sua personalità.
Il clinico ha bisogno di uno strumento che non si limiti a fornirgli l'elenco dei segni necessari a individuare la categoria diagnostica in cui collocare il paziente, ma che gli permetta di rappresentare, seppure in una forma riduttiva e sintetica, i processi inferenziali complessi e sofisticati di cui egli fa uso durante il processo di valutazione.
Come dice Westen, uno dei due autori della SWAP, non si tratta di abbandonare la diagnosi, ma di riformulare il processo diagnostico per renderlo il più utile possibile: più che di una diagnosi descrittiva che si riferisce ai tratti della personalità come qualità stabili nel tempo e nelle diverse circostanze, il clinico avrebbe bisogno di una diagnosi funzionale che indichi come l'individuo funziona da un punto di vista cognitivo, affettivo e comportamentale in presenza di determinate condizioni importanti per l'adattamento psicologico e sociale.
Partendo dall'esigenza di rappresentare in forma sistematica e quantificabile i processi che stanno alla base della riflessione clinica