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Il 64° Congresso degli Psicoanalisti di Lingua Francese, organizzato dalla Société Psychanalytique de Paris, dalla Società Psicoanalitica Italiana e dall'Associazione Italiana di Psicoanalisi, ha avuto come tema il Processo Psicoanalitico.
Ciascuno dei lavori portanti di questo convegno, come del resto le tavole rotonde e i vari interventi che si sono succeduti, ci sono sembrati interessanti e frutto di notevole impegno, così come le metafore e le forme, sulle quali ciascun autore aveva lavorato per definire questo concetto, sono sempre riuscite a coinvolgere i partecipanti nel percorso che veniva loro proposto. È però estremamente difficile rendere il percorso di questo congresso nel quale in realtà non c'è stata, e non ci poteva essere, una consequenzialità lineare: forse solo alla fine si sarebbe potuto incominciare a lavorare come gruppo esteso, solo dopo che ciascuno dei relatori aveva potuto esprimere le difficoltà che aveva dovuto affrontare per individuare una sua personale visione del concetto di processo. Termine che tutti noi utilizziamo in senso descrittivo, ma che non appartiene ad una teorizzazione facilmente definibile. Riolo, ad esempio, nella sua relazione conclusiva si interroga relativamente “alla legittimità stessa della nozione di processo psicoanalitico, termine di concettualizzazione incerta e anche difficilmente sostenibile” in alcune sue accezioni.
Quello che è accaduto è stato dunque innanzi tutto il necessario e reiterato tentativo di definire e precisare l'oggetto stesso del congresso e di conseguenza la relazione tra “processo” e “modello”, essendo il processo impossibile da delineare come entità a sè stante e risultando comunque inevitabilmente dipendente da un modello teorico di riferimento.
Tre le relazioni principali. Thierry Bokanowski (SPP) “Sofferenza, distruttività, processo”; Jorge Canestri (AIPsi) “Il processo analitico e il lavoro di trasformazione”; Fausto Petrella (SPI) “Procedere in psicoanalisi: immagini, modelli e miti del p