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Potremmo chiederci quali caratteristiche del pensiero di W. Bion si prestino ad animare un dibattito in costante crescita e ricco di passione: ciò richiederebbe una completa rivisitazione della sua opera, impresa ardua e che comunque esula dalla breve cronaca congressuale che vi presento. Tuttavia, metterei in risalto come lo studio degli stadi primitivi della mente, e quindi la possibilità di avventurarsi nella terapia delle patologie gravi, consenta una prospettiva di grande interesse per una teoria sulla nascita del pensiero. In parallelo, l'analisi dei fenomeni gruppali, oltre a sviluppare in modo originale queste questioni, getta luce sull'intersezione fra la pluralità degli oggetti interni e la complessità della relazione intersoggettiva.Forse ancora prima di questi problemi, la comunità psicoanalitica è stata investita dal modo di lavorare di Bion, quale emerge dai suoi scritti, specialmente dai diversi Seminari. Uno stile ad un tempo innovativo e carico della miglior tradizione, che ha suscitato entusiasmi e polemiche, ingredienti entrambi alla base dell'attenzione alla sua opera e ai relativi sviluppi.
Prova concreta ne sono gli incontri Bion's Writings Around the World che dal 1993 si sono succeduti regolarmente, sia in parallelo ai congressi IPA sia come eventi a sé stanti: a Torino nel 1997, a Buenos Aires nel 1999, a Los Angeles nel 2002.(1)
A due anni dall'incontro in California, la Società Brasiliana di San Paolo ha organizzato il convegno sul pensiero di Bion all'insegna dell' intrigante logo “Bion 2004”, dove i due zeri sono disegnati uniti, nel segno dell'infinito.Riferimento alle potenzialità infinite della mente umana, sfida difficile per l'indagine psicoanalitica, che per Bion espande il territorio mentre lo esplora, ma anche allusione allo sconfinato contesto brasiliano, dove tutto assume una dimensione di particolare complessità.