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La Rivista di Psicoanalisi «è la prima pubblicazione periodica che in Italia si dedica esclusivamente alla diffusione e all'approfondimento delle conoscenze acquisite all'umanità dalla giovane scienza della psicoanalisi». Con queste parole Edoardo Weiss apriva, nel 1932, il primo numero della nostra Rivista.
Poco oltre, precisava: «Lo scopo della presente pubblicazione […] è di orientare le persone colte sulle concezioni fondamentali e sui possibili sviluppi della psicoanalisi che costituisce una massa sempre più ampia di studi e di dottrine. Il pedagogo come il giurista, il filosofo come lo studioso di mitologia, il medico come lo psicologo, troveranno qui articoli chiari e dimostrativi, che entrino nella sfera dei loro particolari studi».
L'entusiasmo, come è noto, dovette fare i conti con una complessità che allora forse era anche difficile prevedere ed in ogni caso col regime fascista che, dopo soli tre anni, alla Rivista di Psicoanalisi vietò le pubblicazioni.
Ripresero nel 1955 ed è da qui che partono i «nostri» cinquant'anni.
Quando Musatti, nel 1955, scrisse il suo editoriale per il nuovo numero I, definì la Rivista come l'espressione dei «giovani psicoanalisti», anzi ritenne questo essere stati i «giovani» e non gli «anziani» a deciderne la pubblicazione come motivo di vero e proprio «compiacimento».
«Se si passa in rassegna la storia del movimento psicoanalitico del nostro paese - sono parole di quell'editoriale di Musatti nel primo numero del 1955 - è possibile considerarne le successive tappe come coincidenti con la pubblicazione di differenti riviste che, nel titolo, alla psicoanalisi hanno fatto riferimento».
Ritengo questa affermazione ancora valida.