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I temi affrontati in questa giornata per il cinquantenario della rivista hanno toccato punti importanti quali la storia della Rivista, il rapporto tra storia e memoria ed infine la relazione tra scrittura e disagio della civiltà. Lavori che si sono incontrati per poi divergere come quelli di Alberto Semi e Gabriel Levi sul disagio della civiltà o di Gino Zucchini e Nicola Pirillo sulla storia della Rivista.
Il tema della scrittura della psicoanalisi nei suoi aspetti teorici clinici e tecnici con tutte le problematiche e difficoltà che comporta, con tutti gli interrogativi che pone e che lascia senza risposta, è stato fin dalle origini un tema affascinante ma per questo controverso e dibattuto. Molteplici sono le angolature da cui osservare la funzione psichica della scrittura e, molteplici, sono le ipotesi che scaturiscono da tali riflessioni.
Gli analisti del Centro veneto, inoltre, sono particolarmente sensibili a questo tema, grazie al lavoro che Franca Munari ha portato avanti in questi ultimi anni con una serie di stimolanti incontri su «scrittura e psicoanalisi».
Freud diceva che la scrittura è «la voce dell'assente» ed implica quindi la capacità di elaborare l'assenza e la perdita e che conduce quindi in ogni scritto ad un sentimento nostalgico. In questo senso, scrittura come necessità continua di scelta che esclude e ne lascia fuori tutte le altre possibili. Scrivere quindi come processo di elaborazione della perdita, lavoro costante di lutto, accettazione del limite, della separazione che apre la strada ad una possibile funzione «riparativa» e «autocurativa» attraverso la trasformazione creativa e la realizzazione di sé.
Mentre nella parola la carne, il corpo sono sempre inevitabilmente presenti, nella scrittura è l'elaborazione della sua assenza che permette di ascoltarne la