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Lo scrivere non è per lo psicoanalista una sovrastruttura ma una parte integrante della sua formazione del suo lavoro e della sua esperienza. Psicoanalisi e scrittura si incontrano in forme molteplici dalle più semplici a quelle più complesse e astratte.
In queste mie brevi note tratterò della scrittura in relazione alla formazione e alla trasmissione della psicoanalisi.
La formazione analitica, così come l'analisi, si vorrebbe iscrivere nella carne viva di un essere, a partire dalla sua storia profonda, intrecciarsi con il suo passato, la sua sofferenza e le sue speranze e quando ciò accade pensi che la psicoanalisi sia viva. Da analista ad analizzando, da supervisore a supervisionato, da maestro ad allievo, un passaparola: ricordi, storie, racconti, umori, stanze. Ognuno con i suoi ricordi, le sue case, i suoi odori, i suoi dolori. La psicoanalisi, e con essa la formazione, non potrà mai depurarsi di questi aspetti familiari ed intimi, non potrà mai diventare una scienza «seria». Nel migliore dei casi rimarrà un buon artigianato, che passa nel tempo da bottega a bottega.
Nonostante i suoi limiti io difendo tutto ciò che può essere definito «tradizione orale» della psicoanalisi, o come suggerisce Petrella «tradizione iniziatica». Sono orgoglioso che in quest'epoca di aziende e tecnologie avanzate la nostra sia tra le poche tradizioni orali rimaste in Occidente. Una tradizione che sostiene e insieme si alimenta della memoria culturale di un gruppo; come afferma J. Assman: «Tale memoria si innesta e cresce storicamente nel gruppo, nasce nel tempo e passa con il suo passare, o più precisamente con quello dei suoi detentori, quando coloro che la incarnano muoiono essa lascia il posto a una