You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
«Siamo abituati alle parole per il fatto di usarle e siamo talmente intorpiditi dal loro uso che abbiamo bisogno ogni tanto di prenderle una per una e di osservarle, per determinare, per quanto ci è possibile, non solo come la parola arrivi ad esistere attraverso la poesia della sua etimologia, ma anche i modi in cui la usiamo in questo momento»
Fin dalla sua nascita come talking cure - «cura attraverso le parole» - nella psicoanalisi il linguaggio ha un ruolo centrale e specifico che ne percorre l'intero ambito, da quello più propriamente clinico a quello concettuale e teorico, secondo una duplice ed interconnessa declinazione: il linguaggio nella psicoanalisi e il linguaggio della psicoanalisi.
Il lavoro monumentale di Laplanche e Pontalis - ancora oggi, a distanza di circa trentacinque anni, imprescindibile per chi intende accostarsi al pensiero di Freud o «lavorarci» intorno - ha fondato una tradizione. Il loro Vocabulaire de la psychanalyse (1967) - entrato di diritto nella nostra cultura come Enciclopedia della psicoanalisi e diffuso nel mondo di lingua inglese come The language of psychoanalysis - è rimasto naturalmente insuperato: non solo per il rigore e la vastità dell'impianto storico-critico dell'impresa di esaminare il corpus terminologico e concettuale dell'opera di Freud, ma, soprattutto,
Questo testo è una versione modificata della Introduzione all'edizione italiana di Jan Abram, Il linguaggio di Winnicott. Dizionario dei termini e dei concetti winnicottiani . Milano, Franco Angeli.